Piante e alberi sono voraci di CO 2, ma non tutti si comportano allo stesso modo.

Alla scoperta dei divoratori di inquinamento nella giungla urbana.

Il verde fa bene, si sa!
Una passeggiata nella natura giova ad anima e corpo: i suoni, i profumi, i colori, niente di più salubre dopo giornate intere trascorse nel grigiore del traffico cittadino a dribblare clacson e voci, a farci largo tra la gente in un mosaico di strade impervie e fitte di elementi la cui specie di appartenenza è comunemente definita “umanità”.

Vivere in città è insomma faticoso per certi versi; d’altra parte le città sono indubbiamente faticose per l’ambiente. Sappiamo bene ormai che molte delle attività umane sono nocive per l’ecosistema. Siamo riusciti addirittura a influire sull’andamento del clima, una cosa non da poco considerato che storicamente è sempre stato il clima a influenzare il destino di intere civiltà e non il contrario!

Basti pensare – lo dicono gli esperti – che le emissioni di CO 2 nel 2017 sono aumentate dell’1,4%, risultato questo della crescita economica globale.

Ebbene se le emissioni di CO 2 aumentano, bisogna frenarle, in altre parole assorbirle.

Come? Ovviamente con il verde!
E sì perché gli alberi mangiano letteralmente la CO 2 .
Fin qui nulla di nuovo: stiamo parlando della famosa fotosintesi clorofilliana, una delle prime cose che ci spiegavano da bambini a scuola.
La cosa interessante e curiosa è che non tutti gli alberi si comportano allo stesso modo.

In questo scontro tra buoni (gli alberi ovviamente) e cattivi (CO 2 ) ci sono alberi più abili di altri, insomma quelli su cui puntare per arrivare a una vittoria schiacciante contro l’inquinamento. Vediamoli nello specifico: querce, roveri e betulle vincono su pini scozzesi, abeti rossi e faggi. Il motivo è semplice ed è legato ai colori più chiari di foglie e legno dei primi, di fatto, più ecologicamente efficienti dei secondi che presentano tonalità più scure.

E non è tutto!

Il bagolaro (Celtis australis) sembra essere il numero uno contro le polveri sottili, primato che si contende con tigli, olmi, ippocasti e aceri.
5000 piante in un solo anno assorbono ben 228 kg di PM10, pari alle emissioni di oltre 1000 macchine che percorrono venti mila km nello stesso lasso temporale.

Grandi mangiatori di CO 2 sono il biancospino (Crataegus monogyna) e il frassino (Fraxinus ornus).
Chi gioca in casa, inoltre, sembra avere una marcia in più: le specie autoctone, appartenenti alla flora locale, sono in genere quelle che si difendono meglio contro l’inquinamento atmosferico. Validi esempi sono il frassino maggiore, l’orniello, l’acero campestre, l’acero platanoide, l’acero di monte, l’albero di Giuda, il gelso, l’ontano nero, il carpino bianco.